Il Ricco e Lazzaro e il prezzo del discepolato
Commento a Lc 16, 19-31;
Lc 14, 25-33
Amore, matrimonio e torri inconcluse: diversi modi di smarrire la via
Diario 25 Settembre 2022Il Ricco e Lazzaro: quando l'abbondanza diventa l'abisso nel quale precipiti (commento a Lc 16, 19-31)
Leggendo questo passo provo un senso di estraniamento, perchè non mi sento nè ricco nè fariseo, nè così spietato da lasciare che un povero trovi conforto dai cani piuttosto che da me.
Però in effetti potrebbe essere inavvertitamente capitato di aver avuto un qualche tipo di abbondanza dentro o fuori di me che ho tenuto per me solo, mentre bisognosi mi passavano accanto, senza che badassi minimamente alla loro indigenza come neppure alla loro esistenza.
Chiedo dunque perdono.
L'Epulone all'inferno e il dialogo con Abramo
Intanto Gesù ci fa sapere che il fatto di non aver badato per un qualche motivo alle necessità del mendicante suppurante alla nostra porta, non è lassù considerato peccato di poco conto, e così il ricco mangione precipita all’inferno, dove non dimentica affatto la tradizione religiosa di appartenenza, e dove persino si crede ancora parte integrante di quella tradizione, tanto da continuare a chiamare Abramo con l’affettuoso nome di «padre».
Eppure sono ormai due razze e due popoli diversi.
Abramo è buono e lo riconosce subito come “figlio”, ma gli ricorda che un abisso insolcabile ormai li separa.
Purgatorio, dubbio e durezza di cuore
Il ricco mangione (alias: «epulone») brucia nella fiamma di un mondo immensamente distante dal paradiso, eppure conserva ancora un resto di interesse – forse amore – per i suoi parenti, per i quali addirittura prega Abramo affinchè li soccorra. Presumo da ciò che il nostro ricco festaiolo di buona forchetta non sia finito propriamente all’inferno, ma in una specie di purgatorio, il che in effetti appare più appropriato per chi - per razionali o naturali motivi di diffidenza sociale - pur col portafoglio pieno non fa mai nessuna elemosina a quei tali alcuni dei quali potrebbero sinceramente essere nel bisogno.
Come riconoscere il mendicante sincero da quello insincero?
Nel dubbio, molti si risolvono a non avere pietà per nessuno.
Ma questa assoluta durezza di cuore, Gesù in questo passo ci fa sapere che ha per paga una fiamma!
La conversione non nasce dai miracoli ma dall'ascolto della Parola
Continua con Abramo il dialogo dell’anima preoccupata e “misericordiosa” verso i fratelli ancora in vita, e l’anima esibisce l’ingenuità tipica di molti uomini di questo tempo, ovvero il credere che grandi miracoli e portenti bastino a portare alla conversione gli uomini.
Abramo allora prova a spiegargli che la conversione in realtà è un affare più discreto come una risposta intima ad una parola che si legge. Gli rispose dunque che l’ascolto delle parole di Mosè e dei profeti, era lo strumento necessario e sufficiente per ottenere o per sperare di ottenere la conversione dei suoi fratelli.
Il terribile prezzo del discepolato: una croce, la rinuncia, un amore esclusivo per Dio (commento a Lc 14, 25-33 - RIPETIZIONE)
Padre Ugo non è stato completamente soddisfatto della mia meditazione del 4 Settembre, quindi mi ha chiesto di tornare a meditare sullo stesso passo, cambiando però la chiave di lettura...
Una nuova chiave di lettura: l'amore umano accanto
Rileggendo il passo in chiave «io con una moglie perfetta accanto», ugualmente vedo un Gesù che si volterebbe di scatto contro di noi, non più su di me solo, per raddrizzarci entrambi con le sue parole infuocate.
Dal tono usato da Gesù in questo passo, si potrebbe arguire che Gesù non potrebbe guardare con così tanta misericordia la tendenza dello sposo a rinchiudersi nella sposa, nè della sposa a servire prima di tutto suo marito.
La scelta del celibato per non dividere il cuore in 2 pezzi
Io, accanto ad una donna, credo di avere la forte tendenza a “non avere altri dèi all’infuori di mia moglie”, ciò per cui, per prudenza, anni fa scelsi di sottrarmi questo “cibo” che svigoriva e complicava la mia vita di preghiera, la quale vita a quel tempo mi importava sviluppare più che una serie di appaganti rapporti affettivi e sessuali.
Sapendo e vedendo che sarei stato debole, e non riuscendo a miscelare armoniosamente le due cose insieme – la devozione per Dio e la devozione per la moglie – decisi a suo tempo di troncare decisamente uno dei due rami. Ma il taglio dopo anni è come se restasse sempre fresco, la pianta dopo anni prova ancora a rigettare rami e germogli da lì, che io tolgo sistematicamente.
Forse a torto.
ll padre e la madre: rivali d'amore?
Gesù in questo passo parla di come affrontare il discepolato verso la sua persona: «se uno viene a me» …ecco appunto il vero discepolo viene e deve venire a lui, non alla sua propria moglie, suo marito, suo padre o sua madre. Allora parla addirittura di «odio» che il vero discepolo deve nutrire verso questi altri possibili legittimi amori, indicando con ciò come il cristiano debba odiare non proprio i parenti ma gli enti che si frappongono fra la creatura e Dio frodando Dio del Pienissimo Amore e della Devozione Unica che merita. In questo passo si rivela probabilmente la estrema gelosia che Dio ha per il cuore della sua creatura, dalla quale esige il massimo amore, ed un rapporto esclusivo. Dalle parole di Gesù sembrerebbe che Dio non tolleri in alcun modo rivali in amore!
Naturalmente il prossimo va amato, ma il vero discepolo di Gesù si distingue per il fatto che ama prima Dio con tutto se stesso, che diventa l’unico vero solitario oggetto d’amore, da cui tutte le altre forme d’amore possono e devono discendere.
Una croce, purtroppo, è il prezzo della 'Sequela Christi'
Compreso fino in fondo questo, si rivela forse un pò meglio il significato del versetto successivo: «chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo».
L’interpretazione potrebbe essere che il dedicarsi unicamente a un Dio geloso persino del giusto amore che nutriamo verso nostra sorella, non sarà facile e gratuito, ma ha una croce come prezzo da pagare. Portare questa croce, è segno che distingue il vero discepolo di Cristo. Ciò mi fa pensare che quand’anche avessi una moglie perfettamente bella dentro e fuori accanto a me, non per questo la croce si alleggerirebbe poi così tanto. Dopo una serenità momentanea, ricomparirebbe, non spostando di un millimetro la spada di damocle del servizio d’amore unico e totale che spetta solo a Dio. Si tratta dunque di capire quali strumenti – il matrimonio o il celibato – alleggerirebbero questo pesante lavoro di devozione, ovvero con quali aiuti Dio nella sua misericordia vuole che porti la croce.
So per esperienza diretta che la donna naturalmente mi intorpidisce e rallenta i miei passi verso quell’obiettivo, ma ora come ora dubito di molte cose. Lascerò dunque fare al destino, al caso e alla fortuna. Al momento non la cerco, mi disturba predispormi e non intendo frequentare pub discoteche e piazze come fanno certuni al solo fine di trovare quest’ago perso, ma dopotutto resto libero e single e se mi cadesse davanti una bella ragazza che si innamora davvero di me, forse potrei riprovare un percorso a 2 e intendere questa coincidenza come la volontà definitiva di Dio per la mia vita.
La torre di Babele, i miei progetti e il crollo di tutto; calcoli sbagliati, forze insufficienti...
Nell’altra parte del passo, Gesù comincia a parlare di torri ed eserciti.
Riflettendo sulla parola «torre», il mio pensiero è presto andato alla torre di babele, cioè al simbolo dell’arroganza dell’umanità. E allora ho capito che anch’io ho avuto un progetto probabilmente arrogante, totalmente umano, nobile e altissimo ma concepito in una elucubrazione privata totalmente personale, un pò al riparo dallo sguardo della Chiesa.
Dapprima questa arroganza emerse nel mio proposito di diventare santo direttamente a casa durante i 10 anni di università, e poi come santa Teresa d’Avila dentro un convento, che però infine non ebbi il coraggio di abitare sul serio; a 30 anni, quando conobbi la storia degli ecovillaggi, la «torre» divenne il progetto di fondare un ecovillaggio cattolico insieme ad una anziana donna che conoscevo: mi piaceva l’idea di una comunità ecologica come quella che frequentavo, ma diversamente da essa, dedicata espressamente a Cristo. Una torre verde dunque, ma con una bandiera non-atea sventolante in alto.
Immediatamente appresso Gesù parla di spese e calcoli, e allora presumo che la mia interpretazione sia corretta, perchè in effetti... praticamente forze spirituali ne avevo poche e capitali proprio nessuno, ma confidavo nelle grandi forze e capitali della mia ex-capogruppo di preghiera, la quale pure lei parlava di villaggi cattolici…
Il passo prosegue e descrive esattamente la mia fine: essendomi accorto a scoppio ritardato di non avere forze e capitali sufficienti, cominciai ad essere deriso dalla gente intorno a me, ma prima di tutto da me stesso, poichè avevo iniziato a costruire perfino anche un sito, ma non fui capace di finire davvero l’opera, avendo litigato con la signora.
Il passo continua a risultare profetico: alla fine, vedendo all’orizzonte un esercito troppo numeroso schierarsi contro di me, mandai ambasciatori a destra e a sinistra per trattare le condizioni della resa. Uno di essi, la mia condomina, raggiunse l’obiettivo, ed eccomi qui.