Il 'balletto cortese" fra Dio e Mosè
Commento a Esodo 32:7-14;
1 Timoteo 1:12-17
L'umiltà che placa l'ira di Dio e la grazia che non esclude nessuno
Diario 11 Settembre 2022Commento a Esodo 32:7-11, 13-14
In questo passo credo che Dio voglia dare ai santi come Mosè un limite ai tempi di contemplazione solitaria sul monte.
Questo limite risponde principalmente a: 1) il grado di perversione del popolo; 2) il fatto che Mosè stesso si era impegnato a far uscire quel popolo dalla schiavitù, e dunque Dio, sorprendentemente, in questa circostanza non chiama il suo popolo eletto «Mio Popolo», ma «tuo popolo», ovvero vera e propria responsabilità di Mosè.
Per convincerlo a scendere dal monte, Dio gli racconta persino i dettagli della sconcezza popolare raggiunta. Sorprende ancora come Dio chieda una sorta di permesso a Mosè per dare fuoco a quel popolo dalla dura cervice: «ora lascia che la mia ira si accenda...».
Non è un avviso di sentenza ineluttabile, che sarà eseguita tot giorno, sembra più un cercare consigli da pari a pari...
La risposta di Mosè sembra una pronta restaurazione da parte della creatura dei diritti sovrani di Dio sul Suo creato e le sue creature, paradossalmente negati o taciuti da Dio stesso nella prima parte del passo.
Quindi Mosè dapprima osserva perchè mai la sua ira dovrebbe accendersi contro il Suo stesso popolo che Lui, non Mosè, aveva fatto uscire dall’Egitto con grande forza e mano potente. Poi ricorda al Signore il patto con Abramo Isacco ed Israele che Mosè esplicitamente dichiara come «SERVI» al Suo cospetto.
Lo scambio sembra dunque essere un balletto cortese, dove un amore si umilia e si piega verso l’altro senza valide ragioni, al solo fine di esaltare l’altro, ma dove infine vincono i più veri rapporti di forza.
Completamente reintegrato per mano della stessa creatura il rapporto di servizio nel dialogo col Creatore, Dio desiste dalla giusta punizione che voleva ingiungere non senza aver prima sentito il parere o risposta di Mosè, al quale quindi non chiese consiglio, ma una prova di devozione e di autentica umiltà.
Commento a 1 Timoteo 1:12-17
Il passo di oggi vuole ricordare ai bestemmiatori, persecutori e violenti, di non sentirsi per questo esclusi dai più alti progetti di Dio nella Chiesa, in quanto Paolo, grandissimo apostolo, fu bestemmiatore, persecutore e violento, prima della conversione…
La domanda che mi pongo è: se resti bestemmiatore persino anni dopo la “conversione”, quanto puoi dirti “convertito”?
La grazia di Dio evidentemente non pone il peccato, neppure l’assassinio, come ostacolo all’occupazione del posto più illustre nel regno dei cieli, perchè abbiamo in San Paolo un esempio della misericordia di Gesù. Ma se Gesù viene, parla, appare, riappare e spiega e il discepolo non capisce o fa finta di non capire, ciò che non lo fa entrare nel regno di ordine, armonia e grazia di Gesù, non è proprio Gesù, ma il cuore stesso del discepolo, debole o cattivo come quello di Giuda.